non usare mai più lo standby: risparmi fino a 65 euro sulla bolletta annuale

Il televisore è spento, il segnale luminoso del decoder è flebile, quasi impercettibile. Intanto, il router lampeggia nell’angolo del salotto. Sembra tutto a riposo, eppure la corrente elettrica continua a scorrere, silenziosa e costante, dalle prese verso questi apparecchi. Una consuetudine quasi invisibile che ogni mese rischia di far lievitare la cifra sulla bolletta, senza che molti ne siano pienamente consapevoli. Si parla di quei consumi “fantasma” che, aggregandosi, disegnano uno scenario economico e ambientale non indifferente. Queste perdite minime, che si verificano quando un dispositivo è in stand-by, portano via energia senza un reale beneficio, ponendo un quesito concreto sul valore di ogni singolo watt. Un fenomeno che in molti notano solo d’inverno, quando le spese energetiche tendono a salire.

I consumi silenziosi e il loro peso

Pensare che un apparecchio spento ma collegato alla rete elettrica non consumi sia una convinzione errata, diffusa in molte case italiane. La realtà è che elettrodomestici e dispositivi elettronici, anche se non attivi, mantengono un flusso energetico minimo per restare in una condizione di attesa, pronti all’attivazione rapida.

Lo raccontano i tecnici del settore: questa modalità, definita stand-by, è progettata per comodità, ma ha un costo. Studi settoriali stimano che, in media, tale consumo possa arrivare a pesare un’ottima percentuale sulla bolletta elettrica annuale di una famiglia, circa l’8%. Tradotto in cifre, si parla di circa 65 euro ogni anno, una somma che non è affatto trascurabile, specialmente in un contesto di aumento generalizzato dei costi energetici. Un aspetto che sfugge a chi vive in città, abituato magari a bollette salate per altre ragioni.

Nel corso dell’anno, l’energia dissipata da questi “consumi dormienti” può raggiungere anche i 200 kilowattora, un valore che, moltiplicato per il numero di famiglie, genera una dispersione energetica significativa a livello nazionale. ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, indica che un singolo apparecchio in stand-by può consumare da 1 a 4 watt ogni ora. Questo genera uno spreco che va dai 8.760 Wh fino ai 35.040 Wh annui per ciascun dispositivo. Si tratta di piccole quantità che, sommate insieme, creano una voce di spesa evitabile. Un televisore, ad esempio, se utilizzato per poche ore al giorno e lasciato in stand-by per le restanti 21, può consumare fino al 40% dell’energia richiesta per il suo funzionamento effettivo. Questa è una tendenza che molti italiani stanno già osservando, specialmente chi presta attenzione ai consumi domestici.

Strategie per un risparmio concreto

La buona notizia è che ridurre o eliminare i consumi in stand-by è possibile, e non richiede grandi sacrifici. Il primo ed essenziale passo è disconnettere fisicamente gli apparecchi dalla presa elettrica quando non sono in uso. Un particolare che molti sottovalutano, ma che ha un effetto immediato sulla riduzione degli sprechi. Per esempio, caricatori di smartphone o computer portatili, anche se non collegati al dispositivo, continuano a consumare energia elettrica se rimangono inseriti nella presa. Questo vale per un’ampia varietà di dispositivi: dal forno a microonde al decoder, dalle macchinette del caffè agli spazzolini elettrici ricaricabili. Ogni apparecchio con una lucina accesa o un display in attesa sta, di fatto, assorbendo corrente.

Un’altra strategia efficace consiste nell’utilizzare ciabatte multipresa dotate di interruttore. Ciò permette di interrompere l’alimentazione a più dispositivi contemporaneamente con un solo clic, senza dover staccare ogni presa singolarmente. Questa soluzione è particolarmente utile per le postazioni multimediali, dove spesso si concentrano televisori, console di gioco, soundbar e sistemi home theatre. Per le abitazioni italiane, l’adozione di queste abitudini è vista un percorso virtuoso non solo per il bilancio familiare, ma anche per l’ambiente, contribuendo a diminuire le emissioni di CO2. Nel corso degli anni, queste piccole modifiche nel comportamento quotidiano possono generare un risparmio considerevole, rafforzando la consapevolezza sull’uso efficiente dell’energia.